Con noi puoi scoprire in che modo inserire la partecipazione attiva nei corsi può fare la differenza e persuadere i corsisti a riconsiderare i propri comportamenti.
La formazione in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro quasi sempre non produce risultati, ormai in azienda viene fatta solo perché obbligatoria.
Viene accettata come un male inevitabile che determina anche una gran perdita di tempo. Tutto questo è ancor più vero in aziende di produzione dove la gestione dei turni e delle relative aule di formazione è molto complessa.
Spesso in aziende con almeno 20 lavoratori capita di dover rimandare il corso per motivi produttivi sorti all’ultimo momento. Questa è la realtà, ma questo accade solo se si sono vissute esperienze d’aula noiose e improduttive.
Dopo aver capito meglio da dove nasce questo grave problema vedremo come cambiare rotta e ottenere il trasferimento di contenuti tecnici e il cambio di comportamenti.
Per chi si occupa di sicurezza in azienda è molto frustante gestire preposti e lavoratori e convincerli ad andare in aula. Senza considerare dirigenti o titolari che poi all’ultimo chiedono di non mandare alcune persone in aula o rimandare la formazione.
Ci si sente poco considerati e ogni giorno anche gli Rspp interni perdono slancio e forza nell’affermare che la sicurezza va messa al primo posto.
Tutto questo nasce in aula perché sono le esperienze vissute e interiorizzate dai corsisti che lasciano il segno nella loro mente.
Tutto questo può essere risolto tramite un approccio scientifico e approfondito partendo dall’utilizzare la PARTECIPAZIONE ATTIVA COME STRUMENTO DIDATTICO.
Quando si parla di partecipazione attiva, troppo spesso si pensa solo a diminuire il numero di slide. Se è vero che negli ultimi 10 anni è aumentata la consapevolezza su questo tema, sono convinto che ancora troppi formatori non abbiamo compreso la portata metodologica di questo concetto.
Oggi a molti piace dire: “Io non uso le slide, o comunque ne ho poche, preferisco creare un confronto in aula e far parlare i partecipanti”.
Ti dirò di più, sempre più di frequente il formatore si propone come aperto al dialogo, chiede di intervenire e dire la propria garantendo che”siamo tra colleghi e ognuno può portare la propria esperienza”.
Tuttavia, questo parlare e dare disponibilità non corrisponde a un vero spazio, peraltro non si ha una conseguenza metodologica nella progettazione di momenti e modalità di espressione pensati in fase di progettazione.
Il primo esempio di questa analisi è che non ci sono esercitazioni specifiche che possano garantire la partecipazione attiva.
Il secondo esempio è la scarsa disponibilità di tempo che viene data al confronto tra partecipanti; infatti, se inserisco troppi contenuti poi devo tagliare altrimenti ”non facciamo in tempo a finire con il programma di oggi, poi magari ne parliamo alla fine…”
Il terzo esempio è l’esatto opposto del precedente, si sta diffondendo il termine “chiacchierata”!
Non me ne vogliate, ma tante volte mi sono sentito dire:” Faccio partecipare attivamente così tanto le persone che non uso le slide e ci confrontiamo parlandone insieme, insomma una bella chiacchierata…”.
Qui l’aspetto critico è legato al fatto che non si ha contezza di raggiungere l’obiettivo formativo e nemmeno di costruire un percorso che faciliti l’apprendimento.
La partecipazione attiva, in base alla nostra decennale esperienza, è la soluzione che più riesce a coinvolgere le persone.
A livello metodologico vuol dire usare i seguenti strumenti:
- fare domande invece che tante affermazioni o slide piene di testo (come spesso si vedono nei vecchi approcci ingegneristici). Le domande che, se poste nel giusto ordine e in maniera progressiva, riescono a far partecipare gradatamente anche le persone timide o poco inclini al confronto
Un esempio è senza dubbio la risposta di una corsista che ha partecipato al corso lavoratori Play Sicurezza che ha affermato: “Finalmente abbiamo potuto parlare e dire la nostra”.
Non credo che questo capiti spesso, altrimenti non avrebbe usato quel “finalmente”.
- Creare esercitazioni relative ai contenuti teorici proposti. Inevitabilmente le persone saranno chiamate a fare e quindi avremo vero coinvolgimento, peraltro la loro esperienza così viene valorizzata
- Utilizzare lavoro di gruppo, automaticamente il confronto facilita l’apprendimento
Per i formatori che usano questi strumenti i vantaggi sono evidenti:
- I contenuti rimangono dentro le persone nel lungo periodo (dopo mesi) e non scompaiono dopo qualche giorno
- Le persone non si annoiano e contribuiscono a creare informazioni utili al formatore stesso
- Esiste la possibilità che le persone vivano la formazione come positiva e non come condanna
